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Camilla Andreini

"Camilla Andreini è originaria di Castiglione della Pescaia (GR). Dopo la laurea in Scienze e tecniche psicologiche presso l’Università di Firenze, ha scelto di Continua a leggere"

Camilla Andreini è originaria di Castiglione della Pescaia (GR). Dopo la laurea in Scienze e tecniche psicologiche presso l’Università di Firenze, ha scelto di proseguire la sua formazione all’Università degli Studi di Padova, dove ha conseguito la laurea magistrale in Psicologia clinica dello sviluppo, approfondendo in particolare come le esperienze dell’infanzia e dello sviluppo influenzino gli adulti che siamo diventati. Attualmente si sta specializzando nell’approccio sistemico-relazionale presso l’Istituto di Terapia Familiare di Siena, un modello che guarda alla persona all’interno delle relazioni e dei contesti in cui vive. Lavora nel suo studio privato a Grosseto. Accanto all’attività clinica si dedica alla divulgazione sui social, con l’obiettivo di rendere la psicologia più accessibile e contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza del supporto psicologico.

I libri dell’ autore

Tu non ti basti mai

17.00

Comprendere le ferite relazionali per tornare a scegliere te stessa

 

Perché nelle relazioni sentiamo spesso di non bastare mai?

Perché temiamo di essere lasciati, cerchiamo continuamente conferme o restiamo in legami che ci fanno soffrire? Molte persone crescono con la sensazione di essere “troppo” oppure “non abbastanza”. Così, nelle relazioni, la domanda diventa la stessa: “Cos’è che non va in me?” Ciò che viviamo nelle relazioni non nasce solo nel presente, ma dalla nostra storia emotiva: da come ci siamo sentiti amati, visti, accolti oppure rifiutati e messi da parte. Dalla paura di essere abbandonati, dal timore di non essere scelti, dalla fatica di fidarsi davvero o dal bisogno di adattarsi troppo pur di non perdere qualcuno.

Questo libro nasce dal desiderio di dare un nome a quelle esperienze che molte persone portano dentro senza riuscire a capirle davvero. Queste pagine vogliono essere uno spazio di comprensione e di accompagnamento, un po’ come accade in terapia: un luogo in cui sentirsi presi per mano mentre si inizia a guardarsi con occhi nuovi, e mentre si scopre che ciò che si è sempre vissuto come un difetto è spesso una ferita, un tentativo antico di proteggersi.