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Autore

Francesco Convertini

Don Convertini è il primo salesiano meridionale Venerabile.
Le sue 120 lettere pervenute sono specchio della sua persona. Esse, scritte tra il 1927 e il 1976, anno della morte, lasciano trapelare la sua maturazione spirituale, danno umilmente voce a sentimenti e interessi di un missionario autentico speso nel nord est dell’India, nel Bengala. Poiché le lettere sono le sue uniche tracce scritte, in un tempo come il nostro appiattito sul presente e su parole volatili, sembra un atto di giustizia raccoglierle, far memoria di un uomo che ha pesato le parole e le ha usate in modo sensato.
Nella concretezza di frasi profonde senza speculazioni concettuali, si può riflettere su come un modesto missionario riesca ad avvicinare polverose contrade pugliesi allora chiuse negli interessi rurali al grande tema missionario, coinvolgendo gli interlocutori nella carità e nella conoscenza di mondi lontani. Lui, che faticava negli studi, coglie acutamente che i mezzi immediati dell’annuncio missionario tra non credenti, come andare a trovare la gente a casa senza aspettare che cerchi i sacerdoti, siano ormai necessari anche in un’Italia sempre più secolarizzata.
Già anziano, si identifica ancora con un tenerissimo “pastorello sacerdote”. Il cerchio si chiude, come la parabola di una vita umanamente improbabile.

I libri del autore

Lettere 1927-1976

15.00

Le Lettere sono tra i pochi documenti che possediamo del Venerabile Francesco Convertini da cui traspare quella saggezza contadina e quel sano realismo di vita che ne fece un evangelizzatore instancabile. Spese tutta la sua vita a questo scopo, sino agli ultimi istanti quando, ormai prossimo alla morte, trovava la forza di raccomandare questa o quella persona. Le sue Lettere sono tutte pervase dall’ansia di portare la lieta novella. Non si riesce ad immaginare padre Francesco al tavolino. La sua vita di missionario è stata un continuo viaggiare: in bicicletta, a cavallo e il più delle volte a piedi. Questo suo camminare a piedi è forse l’atteggiamento che meglio ritrae l’instancabile missionario. L’ardore che infiamma il suo cuore di apostolo del vangelo risuona sulle labbra: “Una volta missionario, sempre missionario!”; “Guai se non evangelizziamo!”; “Per loro tutto me stesso, anche le mie ossa!”; “Gesù ti ama, ecco perché ti amo!”; “Siete più preziosi di tutto il mondo!”; “In tutti regni Gesù!”; “Gloria a Cristo, Jay Jisu!”.
Padre Francesco consegna a ciascuno di noi una testimonianza, scritta il 24 settembre 1973: “Dopo sei mesi di ospedale la mia salute è un po’ debole, mi sembra di essere una pignatta rotta e rattoppata. Tuttavia il misericordioso Gesù mi aiuta miracolosamente nel Suo lavoro delle anime. Mi faccio portare in città e poi ritorno a piedi, dopo aver fatto conoscere Gesù. Finite le confessioni a casa, vado tra i pagani, molto più buoni di certi cristiani.
Aff.mo nel Cuore di Gesù, sacerdote Francesco”.
(dalla Presentazione di Don Pierluigi Cameroni SDB, Postulatore Generale)