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Irene Macalli

"Irene Macalli (Sant’Agata De’ Goti 1999): artista multidisciplinare e dottoranda in Art, Music, Science, Territory and Community presso ABANA. Ha esposto in collettive in Italia, Turchia e Monaco di Baviera, studiato alla Mimar Sinan Fine Arts University di Istanbul Continua a leggere "

Irene Macalli (Sant’Agata De’ Goti 1999): artista multidisciplinare e dottoranda in Art, Music, Science, Territory and Community presso ABANA. Ha esposto in collettive in Italia, Turchia e Monaco di Baviera, studiato alla Mimar Sinan Fine Arts University di Istanbul e svolto attività formative presso studi di artisti come Marisa Albanese e Gian Maria Tosatti. La sua ricerca artistico-antropologica studia il disabitare, lo spopolamento e la perdita del legame con la terra nei piccoli centri rurali del Sud Italia. Integrando teoria, pratica sul campo e lavoro d’archivio, documenta le trasformazioni socio-culturali di aree marginalizzate. Sviluppa la sua pratica attraverso arte partecipativa e arti visive, coinvolgendo attivamente le comunità. È ideatrice e curatrice del progetto L’arte come riscatto sociale nei piccoli comuni, che racconta i paesi dell’entroterra del Sud Italia con un approccio immersivo e laboratori collettivi. La mostra personale Archivio rurale. Un muro di terra esplora la resistenza culturale nelle comunità rurali beneventane.

I libri dell’ autore

L’arte come riscatto sociale nei piccoli comuni

17.00
Arte, luogo e comunità

“L’arte come riscatto sociale nei piccoli comuni” è il racconto di un viaggio artistico e umano dentro l’Italia che scompare: quella dei borghi interni, delle tradizioni contadine, delle memorie tramandate oralmente. L’artista Irene Macalli si trasferisce a Pietraroja, nel Sannio, per realizzare un progetto di arte partecipativa con la comunità locale, mettendo al centro gli abitanti, le loro storie e i saperi radicati nel territorio. In un’Italia sempre più urbanizzata e distante dalle sue radici, l’arte diventa strumento politico e culturale per costruire nuove relazioni e riaffermare identità collettive. Tra dialoghi, esperienze di vita, critica sociale e riferimenti teorici, il libro si presenta come un atto di amore verso i piccoli comuni e le loro comunità resilienti.