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salute mentale

Dottò, m’ fa mal ‘a cap

17.00

Una storia invisibile, finché non ti attraversa

Luca è sempre stato quello forte. Quello che funziona, che sorride, che tiene tutto sotto controllo. Cresce in una famiglia piena d’amore ma anche di aspettative, imparando presto a nascondere le emozioni dietro il bisogno di essere all’altezza. L’università lontano da casa gli regala finalmente libertà, amicizie, amori e la sensazione di poter diventare chi vuole davvero essere. Ma quando la madre si ammala, il suo equilibrio si spezza.

Tra ospedali, viaggi, responsabilità e paura, Luca attraversa il dolore cercando di non crollare mai. Fino al giorno in cui, proprio mentre la vita sembra ricominciare, il suo corpo si ferma. Un attacco di panico improvviso lo trascina dentro un vortice fatto di ansia, ipocondria, visite mediche, paura di morire e vergogna.

“Dottò, m’ fa mal ’a cap” è un romanzo intenso e profondamente umano che racconta il peso invisibile delle emozioni non dette, il bisogno di controllo, la difficoltà di chiedere aiuto e la rinascita possibile quando qualcuno riesce finalmente ad ascoltarsi davvero.

Tra le corsie di una farmacia, Luca scoprirà che dietro ogni sintomo si nasconde spesso una storia. E che a volte le persone non cercano qualcuno che le aggiusti, ma qualcuno capace di vedere oltre le parole.

Asfalto

17.00

Caterina ha 15 anni, 7 mesi e 3 settimane e ha preso una decisione definitiva: morire prima di diventare adulta. Per mesi ha osservato il mondo dei grandi da vicino, scoprendo crepe profonde dietro le loro certezze: incoerenza, fragilità, promesse mancate. Adulti troppo irrisolti per guidare qualcuno, troppo disorientati per ricordarsi cosa significhi essere stati bambini. Nel silenzio delle loro contraddizioni, Caterina ha aspettato un segnale, un gesto capace di farle cambiare idea. Non è arrivato. Ora, distesa sull’asfalto, sospesa tra rabbia e lucidità, si pone un’ultima domanda: quando è che i grandi si sono dimenticati di essere stati bambini? Un romanzo potente e disturbante che dà voce alla disillusione adolescenziale e mette sotto accusa il mondo adulto, esplorando il confine sottile tra resa e desiderio disperato di essere visti.