Vergine, Madre e Dea del popolo siciliano
“In Nomine Matris” nasce dall’intento di condurre il lettore in un viaggio nella storia di un popolo in cui il culto della Madre era radicato ancor prima che le Sacre Scritture parlassero di Maria, esplorando forme narrative, usanze tipiche e caratteri identitari della devozione. In Sicilia il culto di Maria è saldo e radicato in ogni città, paese, contrada, ma ad oggi non esiste ancora una raccolta di tutti i nomi di Maria, delle usanze che li contraddistinguono, delle origini arcaiche dei culti, pertanto si è scelto di raccogliere le sfaccettature di queste tradizioni attraverso il contributo di parlanti nativi e da fonti storiche che dal XVI secolo sono arrivate fino ai giorni nostri. La ricerca segue il filo rosso delle connessioni più affascinanti tra le divinità femminili venerate nella terra di Sicilia e i volti di Maria, con un’osservazione attenta, curiosa, fedele allo spirito del popolo del tempo, nella volontà sociologica di rispettare la visione degli eventi da parte dei devoti che a ciascuno di essi attribuivano un senso ben definito.
Questo viaggio tra i primi duecento nomi di Maria conosciuti dal popolo siciliano è intessuto per dare spazio all’approccio storico, culturale e cultuale della devozione, con riferimenti ai luoghi, all’iconografia, all’etimologia dei titoli e alle radici del culto. Il testo si estende per 350 pagine, corredato di foto dei luoghi più significativi, dei simulacri, dei momenti di festa popolare, delle connessioni con le divinità pre-cristiane.
Maria c –
Ho letto il libro
È stato bello leggere come in tanti luoghi si dicano le stesse cose
E come il dialogo e dedicare tempo a tuo figlio sia molto importante! Li consiglio.non solo ai genitori ma anche ai nonni.
Alessia –
Questo libro è un invito dolce e potente a riscoprire il legame più profondo: quello tra genitori e figli. Fin dalle prime pagine si avverte una voce autentica, capace di entrare in punta di piedi nella quotidianità familiare, senza mai giudicare, ma accompagnando con rispetto e comprensione.
L’autrice racconta l’educazione gentile come un percorso fatto di piccoli gesti, di ascolto sincero e di presenza reale. Non propone modelli perfetti o irraggiungibili, ma offre uno sguardo nuovo, più umano, sul modo in cui ci relazioniamo con i nostri figli. Ci ricorda che dietro ogni comportamento c’è un bisogno, e che ogni momento, anche quello più difficile, può diventare un’occasione per costruire fiducia e connessione.
Leggendo, ci si sente compresi come genitori, con le nostre fragilità e i nostri dubbi. E proprio lì, tra quelle pagine, si trova uno spazio sicuro in cui rallentare, respirare e ritrovare il senso più profondo dell’essere genitori: non essere perfetti, ma esserci davvero.
È un libro che accarezza e allo stesso tempo trasforma, che aiuta a guardare i propri figli con occhi nuovi e a costruire con loro un rapporto fatto di rispetto, empatia e amore consapevole.
Una lettura che resta nel cuore e che ogni genitore dovrebbe concedersi, almeno una volta.
Maria Rosa –
Grazie Giorgia per le tue pillole di saggezza che aiutano a riflettere sul rapporto ,sul dialogo ,sul modo di educare i propri figli; ma soprattutto aiutano ad essere delle guide ,ad ascoltare e a non sostituirsi a loro.
I figli non sono un’ “Alexa ” di turno dove tu genitore impartisci ordini e i figli devono eseguire. Da brava pedagogista guidi i genitori nel percorso educativo difficile ma non impossibile. Bisognerebbe ricordarsi che il mestolo non deve essere un’arma da usare contro i figli, ma un utensile per miscelare il rapporto tra genitori e figli senza mai lasciare grumi.
È stato un piacere e un arricchimento conoscerti e leggerlo tue libro .Grazie ancora.
Maria Rosa