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Nella sua villa affacciata sulla costiera Agrigentina, Romeo, cieco e ormai ottantenne, detta a Ettore la storia della propria vita. Non vuole lasciare un ricordo personale, ma offrire all’umanità una testimonianza capace di aiutare a comprendere l’esistenza, il dolore e soprattutto l’amore. Quando la cecità lo colpisce in gioventù, Romeo precipita nella disperazione, ma la filosofia è la prima a tendergli la mano, insegnandogli che la luce più autentica risiede nell’anima, dove nessuna oscurità può arrivare. Fondamentale in questa rinascita è l’incontro con Maria, l’amore della sua vita, con cui vive un legame puro, fatto di parole, presenza e ascolto profondo. Dopo la sua scomparsa, dieci anni prima dell’inizio del racconto, Romeo rimane sospeso tra nostalgia e resilienza, continuando a dialogare con il suo ricordo per non smarrire la retta via. È per questo che oggi racconta: perché chi legge possa scoprire che anche nel buio più fitto esiste una via luminosa, e che la vera vista nasce dall’anima, non dallo sguardo. E solo allora, forse, si potrà finalmente raggiungere ciò che ha sempre percepito oltre il buio: la pace che esiste dove lo sguardo umano non arriva.
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Immaginate, in un giorno qualunque della vostra vita, di perdere una delle facoltà sensoriali più
importanti per l’essere umano: la vista. È ciò che accade al Romeo di G. Bavaro, che in quest’opera
si cimenterà nel racconto di una vita travagliata e tanto dignitosamente vissuta, spiegando ai posteri
come questa “mancanza” abbia, in realtà, colmato la sua vita.
Così si aprono le “Testimonianze di un vedente”: il mare di Agrigento sullo sfondo, una casa
immersa nella natura e due uomini di diverse epoche, ma tanto simili nell’animo. Romeo ed Ettore,
il maestro e l’allievo, il nonno e il nipote, il veterano e l’apprendista, un Socrate e un Platone
(ancora giovane e acerbo).
La scena, pensata e resa magistralmente dall’autore, rievoca vagamente il celebre episodio della
dettatura della “Ginestra”: Leopardi, ormai malato e cieco, adopera un’ultima volta tutta la sua
potenza poetica e filosofica per dare vita ai versi finali del suo pensiero, dettandoli all’amico
fidatissimo, Antonio Ranieri, che con pazienza si impegna a trascriverli, per fare in modo che
riecheggino nell’eternità.
Romeo insegna ai suoi successori che, in realtà, un uomo può vedere oltre la dimensione materiale,
così effimera e decadente, per calarsi in un’esistenza fatta di spirito, che colma l’anima e i suoi
bisogni più intimi e profondi. Non è la sua cecità a preoccuparlo, ma quella del resto dell’Umanità,
che sembra vagare nel buio di una caverna, contemplando misere ombre, quando invece ad
attenderla fuori c’è una grande luce: quella della sapienza, della conoscenza, della filosofia.
E così, come accade per Dante, anche Romeo trova la sua consolazione in questa misteriosa donna
allegorica, così potente e così salvifica: la Filosofia, quella greca in particolare, che segnerà tutta la
sua esistenza e il suo profondo pensiero.
Finiscono così le sue testimonianze, con la speranza che questo Messaggio venga ereditato dal resto
degli uomini, confidando ancora nella loro corretta disposizione d’animo e nella loro integrità
morale. Siate, dunque, “visionari” e leggete quest’opera con gli occhi del cuore, perché solo quelli
saranno necessari a carpire ciò che realmente aveva “visto” Romeo.
I miei più sinceri complimenti all’autore, G. Bavaro, per la sua versatilità nella scrittura e per aver
catturato l’essenza di ciò che, in vita, quasi “sfugge” dinanzi al nostro sguardo.