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La vita di Maria Stella scorre come un treno: tra stazioni, coincidenze, abitudini e incontri casuali, ogni viaggio riflette le sue trasformazioni interiori. Tra bagagli invisibili, attese, piccoli miracoli quotidiani e ricordi che riaffiorano, racconta il peso e la leggerezza del quotidiano, la scoperta di sé e delle proprie radici, il confronto con il passato e le scelte che plasmano il presente. Un percorso di crescita, perdite e riconciliazioni, in cui ogni fermata svela un frammento di vita, strato dopo strato.
“Nel segno dell’infinito – Riscoprirsi nello spettro” è il libro di Giorgia Favia, soprano e divulgatrice sullo spettro autistico, che racconta il suo viaggio di consapevolezza dopo una diagnosi ricevuta in età adulta. Attraverso la scrittura, l’autrice narra le sfide, le domande senza risposta e la trasformazione che l’ha portata a vedere il suo passato sotto una nuova luce.
Questa toccante autobiografia non è solo la storia di una ragazza che scopre di essere autistica, ma anche un inno alla comprensione di sé e degli altri. Con una prosa autentica e coinvolgente, Favia offre un punto di vista intimo sul mondo della neurodivergenza, aiutando chiunque voglia capire meglio l’autismo, che si tratti di persone nello spettro o di chi desidera supportarle.
Ho smesso di combattere la serpe. Ho imparato a danzare con lei. Non voglio più una vita in bianco e nero. Voglio i colori, le sfumature. Il veleno è la medicina. E ora so che tutto quello che la vita mi metterà davanti… sarà per me, non contro di me.
Il dolore di una relazione tossica non è un urlo, ma un sussurro continuo, logorante, che ti accompagna anche nel sonno. È un giardino che sembrava fiorito, ma in cui ogni fiore è finto, dipinto con colori rubati alla tua vita. E quando finalmente ti stacchi non ne esci illesa. Ti porti via pezzi di te che non torneranno più, ma anche in quella rovina, se guardi bene, c’è una promessa: che il tuo cuore, seppur ferito, può ancora ricordare come si batte per sé stesso e nessun altro. Questo è quello che è successo a Veronica. Non si vive una relazione tossica, ma si sopravvive a essa e oggi, purtroppo, sono molte le donne che subiscono violenza fisica e psicologica da parte del proprio partner. La società patriarcale in cui malauguratamente ancora viviamo sostiene la cultura del possesso, la donna diviene oggetto e non merita rispetto, da nessun punto di vista. Riconoscere un rapporto disfunzionale non è semplice, soprattutto quando ci si è così tanto dentro, proprio come è successo a Veronica. La voce che emerge in questa silloge è la voce di tutte le donne che si sono illuse e hanno idealizzato l’amore in maniera errata. Raccontare una relazione tossica significa anche compiere un atto di giustizia interiore, è riappropriarsi della propria voce, del proprio corpo, della propria dignità. È ricordarsi che il rispetto non è un premio, ma un diritto. Che l’amore non basta, se non è gentile e soprattutto, è sapere che, anche se a brandelli, si può rinascere.
In una Milano stravolta dall’improvviso arrivo del Covid, un gruppo di musicisti che ha come ritrovo una storica trattoria, affronta le inevitabili difficoltà di una città paralizzata, cercando nella musica una possibile risposta alla sofferenza e al disagio generati dalla pandemia. Il romanzo ripercorre i quattordici contrappunti dell’Arte della Fuga, alternandoli a corrispondenze via mail, telefonate, chat e discussioni sui social dei protagonisti della storia. In primo piano, il doloroso percorso di una Rsa, ferita aperta della città, luogo dove un’intera generazione sta drammaticamente scomparendo. É una partitura composta a più mani, con la consapevolezza che una volta conclusa l’emergenza, la musica non riuscirà certo a cambiare il mondo, ma generando bellezza potrà forse renderlo migliore.

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