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Una necessità impellente

10.90

Una madre che ha sempre messo al primo posto la famiglia vede crollare il suo piccolo mondo, l’unico che conosceva. Decide per questo di fare lo zaino e intraprendere un cammino da sola, per cercare le risposte alle domande che aveva smesso di porsi e ritrovare se stessa. Un cammino spirituale che il lettore percorrerà accanto alla protagonista, ricordando a ogni passo di non dimenticare mai la propria individualità.

 

Il treno da Lecce a Milano

10.90

Questo racconto è un viaggio che se siete stati fuori sede almeno una volta nella vita capirete di aver già fatto. L’autore fa accomodare il lettore all’interno di un vagone del treno dove conoscerà i suoi passeggeri, le loro storie e i loro spostamenti, provando le stesse sensazioni di ogni persona in viaggio su un treno che taglia l’Italia da Sud a Nord.

 

Il ritorno

10.90

Antonio torna nella sua città dopo essere stato lontano a lungo a causa del lavoro. Il suo primo pensiero è andare sotto il balcone di Cristiana, una donna che non ha smesso di amare nonostante i chilometri si ostinino a dividerli. Che siate o meno stati a Napoli questo racconto vi ci catapulterà costringendovi a sentire ogni odore, sapore e suono della città partenopea.

Spenck, eroe di un altro mondo

15.00
Spenck e Doc sono due giovani amici di venticinque anni che, un giorno di metà giugno 2010, si ritrovarono a passeggiare tra le murge pugliesi, da qualche parte in provincia di Bari. A loro piaceva fare piccole escursioni, dato che erano amici di vecchia data. Avevano molte passioni in comune, come le arti marziali, i videogiochi, i film di fantascienza e tanto altro…

Scarpe

13.00

È un lavoro le cui radici affondano nella poesia visiva e nel libro d’artista. Il concept del libro indaga lo sviluppo delle scarpe durante i secoli e in particolare l’utilizzo che né fa il più famoso artista al mondo, attraverso gli occhi di tre filosofi.

La casa di dioniso

12.00

Una taverna in un piccolo paese della pianura Padana. Un luogo di arrivo, un posto per ripartire. Il vino come strada da seguire, da inventare. La storia del Federici, di una vigna lontana, delle bottiglie accoppiate anche quando la propria rimane senza la compagna, di clienti che arrivano appesantiti ed escono, sempre, un po’ più contenti. Non solo per il vino buono ma per essere entrati a contatto con il coraggio e la determinazione di una persona che ha scelto e non si è lasciato scegliere dagli eventi.

Il grande Iuba

13.00

“Io invece dico che Iuba è una parola che non esiste. L’ho inventata io. È nata per errore. Non significa nulla e per questo ha un’infinità di significati. La prima volta l’ho pronunciata alla morte di mio padre ed è subito riuscita a farmi stare meglio. Poi è divenuta qualcos’altro: una carezza inaspettata, un’esplosione di emozioni. Il mio inno alla libertà!”

Abituarsi all’invisibile

12.00

C’è una misura partecipativa, in queste poesie, un proiettarsi sempre oltre la barriera della propria vicenda e della propria storia, in una sorta di interrogativo aperto, che è la prospettiva del futuro o, se si vuole, la scommessa con la vita, al di là della riconosciuta “ingiustizia del tempo” e con un occhio attento alle “cose invisibili”.»
(dalla prefazione di Paolo Ruffilli)

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