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Poesia

Saranno i fiori di pesco

17.00

La raccolta poetica Saranno i fiori di pesco ci conduce in un mondo dominato dalla sinestesia, in grado di intrecciare natura, felicità, sogno, amore, attualità e dolore.
Proprio come la natura, elegante e talvolta crudele, anche le liriche di Francesca Roberto si mostrano pure e crude, dolci e aspre, piene di quei dettagli essenziali che lasciano il lettore sospeso tra la realtà dei sentimenti e lo stupore di un universo onirico.
In grado di trasmettere emozioni forti, i componimenti racchiusi in questa raccolta (divisa in tre parti) si presentano sia in lingua italiana sia in lingua spagnola.

Terapia del dolore

15.00

Il dolore di una relazione tossica non è un urlo, ma un sussurro continuo, logorante, che ti accompagna anche nel sonno. È un giardino che sembrava fiorito, ma in cui ogni fiore è finto, dipinto con colori rubati alla tua vita. E quando finalmente ti stacchi non ne esci illesa. Ti porti via pezzi di te che non torneranno più, ma anche in quella rovina, se guardi bene, c’è una promessa: che il tuo cuore, seppur ferito, può ancora ricordare come si batte per sé stesso e nessun altro. Questo è quello che è successo a Veronica. Non si vive una relazione tossica, ma si sopravvive a essa e oggi, purtroppo, sono molte le donne che subiscono violenza fisica e psicologica da parte del proprio partner. La società patriarcale in cui malauguratamente ancora viviamo sostiene la cultura del possesso, la donna diviene oggetto e non merita rispetto, da nessun punto di vista. Riconoscere un rapporto disfunzionale non è semplice, soprattutto quando ci si è così tanto dentro, proprio come è successo a Veronica. La voce che emerge in questa silloge è la voce di tutte le donne che si sono illuse e hanno idealizzato l’amore in maniera errata. Raccontare una relazione tossica significa anche compiere un atto di giustizia interiore, è riappropriarsi della propria voce, del proprio corpo, della propria dignità. È ricordarsi che il rispetto non è un premio, ma un diritto. Che l’amore non basta, se non è gentile e soprattutto, è sapere che, anche se a brandelli, si può rinascere.

Vers-Itaca

18.00

Vers-Itaca. Una Calabria poetica e straordinaria e il mito dell’Odissea che rivive in un’opera di intrecci lirici ed emotivi. Un viaggio di ritorno all’essere e alle origini che diventa l’occasione straordinaria per incontrare la Vita, ossia Itaca. Ulisse ed i personaggi straordinari dell’Odissea si fanno contemporanei e rivivono le stesse sensazioni antiche in un racconto attuale tra versi e una prosa cadenzata in cui Icaro – alias Raffaele Donato – si fa Ulisse e Arianna – alias Angelica Artemisia Pedatella – attraversa il suo mito e quello delle distanze omeriche per giungere alla sua isola felice. È ad Itaca che Icaro e Arianna comprenderanno il senso finale del percorso di pericolo e sofferenza affrontato da Ulisse. In un esperimento di fusione psichica con i personaggi del mito, la biografia degli autori si fa storia universale dell’uomo e della donna.  Così Arianna incontra il suo silenzio e Icaro si fa Ulisse per scoprire cos’è Itaca. È un viaggio anche nei meandri mitici della Calabria che unisce in una dimensione storica il suo carattere selvaggio e artistico attraverso le immagini del giovane fotografo calabrese. Vers-Itaca diventa un viaggio verso la Calabria ritrovata, una Itaca che vede rappresentare le dimensioni eterne del percorso umano e fa vivere antichità e attualità in una dimensione di mito assoluto.

 

Versi a pezzi

14.00

Sono versi a pezzi i miei, pezzi del vissuto di una bambina dapprima sbagliata, ma che oggi si ritrova donna e madre, e lotta con ogni forza per proteggere, attraverso la dolcezza, il dono più prezioso che si possa avere, una figlia.

Buon viaggio!

Voci dal sottosuolo

15.00

Certi pensieri arrivano senza chiedere il permesso, specialmente quelli scomodi. Si scavano ostinatamente una strada per arrivare fino a noi. Attraversano le nostre cellule, scorrono nel nostro sangue. Ogni tentativo di sfuggirgli sarà vano, anche quando faremo finta di non udire il loro bisbiglio, quando dubiteremo di loro.

Se saremo fortunati, alla fine ci troveranno.

Io le chiamo “voci dal sottosuolo”. Scuotono la nostra coscienza interiore, liberandola dal torpore della rassegnazione: quella che ci fa credere che il corso degli eventi sia già segnato, che ci fa guardare il mondo con gli occhi della paura.